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	<title>Delly Fabiano &#187; Interventi</title>
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	<description>Sito Ufficiale di Delly Fabiano (Adelina Fabiano)</description>
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		<title>La straordinaria funzione sociale della scuola</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 10:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi della scuola italiana è profonda. Interseca una tale molteplicità di aspetti e problemi che riuscire a portarli a sintesi, in un serio tentativo di analisi prima e proposta poi, appare cosa complessa. E sappiamo bene come è difficile governare la complessità. La scuola sembra avere smarrito la sua funzione originaria di formazione collettiva [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi della scuola italiana è profonda. Interseca una tale molteplicità di aspetti e problemi che riuscire a portarli a sintesi, in un serio tentativo di analisi prima e proposta poi, appare cosa complessa. E sappiamo bene come è difficile governare la complessità. La scuola sembra avere smarrito la sua funzione originaria di formazione collettiva ad una cultura e risulta inadeguata ad individuare i valori fondamentali di base da trasmettere alle nuove generazioni. Tutti siamo consapevoli della precarietà dell’assetto strutturale del sistema educativo, dell’incapacità ormai conclamata di creare, nel periodo dell’obbligo, una seria “base di competenze”, del grande divario presente fra licei umanistici ed istituti tecnici, della inconsistenza della riforma della scuola superiore, che appare come una storia infinita, e della fragilità della  tanto discussa  riforma 3+2 dell’università.</p>
<p>La crisi della scuola italiana riguarda la profonda disaffezione degli alunni (che sfocia anche nei terribili fenomeni di bullismo e di dispersione scolastica), il disimpegno di una parte del corpo insegnante, la fragilità della famiglia e, soprattutto, la ormai evidente inadeguatezza dei percorsi scolastici. La scienza ha privilegiato alla ricerca concettuale lo sviluppo dei suoi linguaggi applicativi: le tecnologie e su queste ha concentrato gli apporti innovativi; così la pratica ha superato la scienza,con tutti i rischi che ciò comporta.</p>
<p>La decadenza della cultura scientifica e la diffusione di un analfabetismo scientifico e tecnologico, che inizia nella scuola, è sicuramente alimentato in egual misura da coloro che presentano in modo magico e acritico ogni risultato scientifico e tecnologico e da coloro che escludono la scienza dalla cultura, riducendola  a mera abilità pratica. Sotto l’influsso di teorie pedagogico-didattiche la scuola si sta trasformando da luogo di formazione e di cultura in laboratorio di metodologie dell’apprendimento.</p>
<p>E’ necessario anche riflettere sul fatto che viviamo in una società in cui, con una libertà ed una disinvoltura quasi assoluta, si parla di qualunque cosa e si comunica davvero tutto. Il vecchio confine fra libertà e licenza è saltato. Ne prendiamo atto. Ma prima di esprimere giudizi di valore sul piano del costume ,abbiamo bisogno di valutarne le conseguenze sul piano del gusto collettivo. Se non esiste più alcuna censura su “cosa” comunicare,diventa decisivo “come” comunicare. Nella transizione verso questi nuovi modelli  comunicativi il ruolo principale è assegnato alla scuola che,  consapevole della sua funzione formativa,può, proponendo una nuova progettualità didattica, interagire in modo dinamico con la società.</p>
<p>Le indagini effettuate nella scuola italiana hanno individuato, anche in questo settore, enormi problemi:da una parte la comunicazione è realizzata come comunicazione unidirezionale da parte del docente,d’altra parte,non di rado coloro che si accostano nelle attività didattiche alle nuove tecnologie focalizzano la loro attenzione solo nell’aspetto tecnico e trascurano di considerare che, il loro impiego  impone una ricostruzione generale delle strategie di insegnamento e di apprendimento. Le nuove tecnologie non possono  rappresentare solo una veste nuova per modelli vecchi, ma la possibilità di cogliere opportunità prima inaccessibili.</p>
<p>Nella comunicazione educativa l’insegnante deve guidare l’alunno non solo a  “pensare il mondo” ma anche a “pensare se stesso che pensa il mondo”.</p>
<p>Il nostro sistema scolastico, ancora  lontano dagli standard qualitativi delle scuole europee, pertanto, deve essere rilanciato e potenziato. Ciò potrà avvenire solo quando ai numeri ed ai bilanci si contrapporrà l’esigenza di una scuola funzionale, moderna e al passo con i tempi e, quindi, quando si deciderà di investire seriamente su di essa.</p>
<p>Il luogo di formazione per eccellenza delle classi dirigenti che avranno in mano il destino della nostra nazione non può più continuare ad essere, inoltre, terreno di scontro politico fine a se stesso. Al contrario, deve diventare fonte di dialogo e di confronto per individuare seri e condivisi percorsi di valorizzazione, nel pieno rispetto dei principi di equità sociale e di garanzia del diritto alla studio sanciti dalla Costituzione, così da poter raccogliere e vincere le nuove sfide che provengono dalla Società dell’Informazione e dalla globalizzazione.</p>
<p>E’ necessario riconoscere alla scuola la sua straordinaria funzione sociale, accrescere i finanziamenti ad essa destinati, ricercare sinergie con quanti operano nel settore, non imponendo decisioni prese dall’alto e, soprattutto, non infierendo contro quanti operano nel mondo della scuola con asserzioni mortificanti e degradanti, ma affiancandoli per migliorarsi e migliorarci. Ecco perché il dibattito in atto in questi giorni sul ritorno al grembiulino o al maestro unico non mi appassiona più di tanto. Sono fortemente preoccupata, invece, delle politiche miopi ed eccessivamente  ragionieristiche del Governo-Berlusconi, perché non intravedo in esse nessun elemento di sostegno alla istituzione scolastica, condizione essenziale per uno Stato che vuole crescere e progredire.</p>
<p>Su questi temi avverto una domanda diffusa di confronto e di dibattito che non può più restare disattesa o inascoltata. Le istituzioni, i partiti, le forze sociali ed economiche hanno il dovere di raccogliere questa domanda e di rilanciarla, soprattutto alla luce dei recenti pesanti tagli effettuati dal Governo che prevedono la riduzione di migliaia di posti di lavoro nei prossimi tre anni e che comporteranno la fine dell&#8217;erogazione del servizio scolastico, in particolare, in tantissimi piccoli comuni calabresi, dove la scuola rappresenta il principale, se non l&#8217;unico, presidio culturale.</p>
<p>Se è vero, come è vero, che la cultura è l’unico strumento capace di liberare la nostra regione dal sottosviluppo, dalla ‘ndrangheta e dal malaffare e di creare le condizioni per avviare un serio riscatto delle nostre popolazioni, facendole guardare con fiducia e serenità al loro futuro e a quello dei loro figli, non sono concessi più alibi, scuse o tentennamenti. Tutti abbiamo il dovere di mobilitarci per affermare un livello di confronto e  di dialogo che, prescindendo dagli schieramenti e dalle appartenenze, abbia a cuore solo il futuro della nostra terra e della nostra gente.</p>
<p>Rende,lì 15/09/2008</p>
<p style="text-align: right;">Delly Fabiano</p>
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		<title>L’opinione di Delly Fabiano</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando è nato il progetto Europa, le condizioni disastrose di allora hanno portato ad individuare nell’economia lo strumento chiave per iniziare la costruzione dell’ambizioso progetto. L’integrazione economica promessa però non è stata realizzata e le difficoltà dei nostri giorni rendono evidenti le debolezze di un’organizzazione sociale rigorosamente sottoposta alle regole di mercato. Il processo integrativo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è nato il progetto Europa, le condizioni disastrose di allora hanno portato ad individuare nell’economia lo strumento chiave per iniziare la costruzione dell’ambizioso progetto.</p>
<p>L’integrazione economica promessa però non è stata realizzata e le difficoltà dei nostri giorni rendono evidenti le debolezze di un’organizzazione sociale  rigorosamente sottoposta alle regole di mercato. </p>
<p>Il processo integrativo dell’Europa al quale abbiamo guardato con tanta attesa ha trascurato completamente il piano politico.<br />
Abbiamo il mercato delle merci, il mercato della finanza, la moneta unica ma non abbiamo ancora reali politiche economiche.<br />
E soprattutto ci accorgiamo che i processi decisionali che li riguardano sono rimasti di fatto appannaggio degli stati nazionali.<br />
 Questa è una delle cause,forse fra le più significative della crisi economia europea. E’ il vero grande limite dell’unione,perché al di la dei buoni propositi, impedisce all’unione di fare politiche comuni a favore della crescita e dell’occupazione.</p>
<p>Ci accorgiamo anche che l’Europa non sembra comprendere i cambiamenti che stanno avvenendo. La progressiva attenuazione delle certezze, la perdita dei grandi riferimenti religiosi come degli assoluti filosofici, hanno profondamente modificato la politica,l’etica,i costumi sociali e l’atteggiamento psicologico dell’uomo di questo secolo.</p>
<p> La scienza ha limitato la ricerca concettuale ed ha privilegiato lo sviluppo dei suoi linguaggi applicativi: le tecnologie.<br />
 Nel “villaggio globale” la nuova rivoluzione è lo “strumento conoscenza” e l’innovazione intesa come sviluppo della conoscenza  è ormai  diventata non solo l’unica possibilità di sopravvivenza per la società ma una regola di vita per gli individui.<br />
 La strategia di Lisbona ha avuto una grande intuizione quando ha posto, per la prima volta ,al centro dell’interesse europeo la questione dell’innovazione e della ricerca .</p>
<p> E quando abbiamo pensato allo &#8220;Spazio Europeo della ricerca&#8221; come ad una sorta di mercato unico della conoscenza ci siamo sentiti molto più sicuri, convinti come eravamo di avere trovato la strada giusta per promuovere la crescita e la competitività.</p>
<p>Ci accorgiamo oggi che sarà possibile realizzarlo solo se ci saranno maggiori finanziamenti per la ricerca e contemporaneamente avvertiamo che non basta chiedere di più dal momento che, ignorando l&#8217;ammontare dei finanziamenti a disposizione, diventa impossibile una seria progettazione. E&#8217; necessario quantificare questa richiesta ed anche rivedere il rapporto tra mondo della ricerca e mondo dell&#8217;industria. Innovare con le nuove tecnologie rende indispensabile creare nuove iniziative che riuniscano aziende, istituti di ricerca, mondo finanziario e istituzioni.</p>
<p>Lo scarto sempre più incisivo tra la produzione della conoscenza scientifica e la capacità di trasformare questa conoscenza in innovazione tecnologica è forse una delle principali cause della scarsa competitività dell&#8217;economia europea. Il trasferimento tecnologico è reso ancora più faticoso dalla presenza nel tessuto industriale europeo di un grandissimo numero di piccole e medie imprese.<br />
Molte di queste sembrano non credere all&#8217;importanza della ricerca e sono comunque bloccate dalla difficoltà che hanno ad accedere ai diversi finanziamenti.</p>
<p>L&#8217;Europa ha soprattutto bisogno di una rete di capaci intermediari in grado di convertire i risultati della ricerca accademica in elementi produttivi per l&#8217;industria. Dobbiamo creare le condizioni perché nasca una nuova classe di imprenditori, creare le opportunità affinché i nuovi laureati attraverso dottorati, stage, master possano frequentare ambiti che favoriscano i contatti con il mondo del lavoro.<br />
 E&#8217; arrivato il momento di chiederci come mai l&#8217;Italia si trova negli ultimi posti per l&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie, per la valorizzazione dei talenti e quindi per la creatività e per l&#8217;indice di innovazione. </p>
<p>La verità è che in Italia viviamo in un sistema composto da tanti sottosistemi che assorbono e sprecano risorse sia umane che finanziare, accrescendo il debito pubblico e gli sprechi, rendendo buio il futuro dei nostri giovani. Il nostro sistema penalizza e mortifica merito e professionalità; la retribuzione è ancora legata all&#8217;anzianità di servizio e sempre più spesso a rapporti clientelari. Università, cultura, istruzione ne risentono fortemente. E&#8217; necessario aggiungere altro per individuare le ragioni del nostro declino? La lunga protezione assicurata al sistema delle imprese non solo non ne ha favorito il rinnovamento ma, al contrario, ha determinato la caduta della competitività.</p>
<p>E ancora più preoccupante è che questo stato di cose ha investito professioni, lavoro autonomo, logiche produttive ed ha creato una serie di corporazioni che ha danneggiato, per i costi elevati delle prestazioni professionale, tutti i cittadini. La forte azione delle lobbie ha di fatto impedito ai giovani di riuscire ad entrare nel sistema produttivo.</p>
<p>Guardiamo sempre più scettici alle mosse di una politica senza progetto. La razionalità ci suggerisce che per rilanciare l&#8217;economia abbiamo bisogno dell&#8217;assunzione di una responsabilità collettiva.<br />
Lavoriamo per la realizzazione dell&#8217;obiettivo.</p>
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		<title>Conferenza programmatica “I Socialisti “</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Napoli 13-14 Ottobre 2006 Una campagna elettorale lunga e difficile, un risultato paradossale ed attualmente una situazione istituzionale, politica, confusa e piena di rischi. I cittadini denunciano disagi e problemi, richiedono movimento, ripresa ed invece…regna una situazione ferma, immobile. La vecchia organizzazione della sinistra non basta più, ormai lo sappiamo. I vecchi partiti nella loro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Napoli 13-14 Ottobre 2006</strong></p>
<p>Una campagna elettorale lunga e difficile, un risultato paradossale ed attualmente una situazione istituzionale, politica, confusa e piena di rischi.</p>
<p>I cittadini denunciano disagi e problemi, richiedono movimento, ripresa ed invece…regna una situazione  ferma, immobile.<br />
La vecchia organizzazione della sinistra non basta più, ormai lo sappiamo. I vecchi partiti nella loro organizzazione tradizionale appaiono inadeguati, oserei dire “ fuori tempo”.</p>
<p>La questione socialista è aperta, ma sembra avere perso le sue motivazioni.</p>
<p>Il tentativo dell’unità socialista appare fallito. Ci accorgiamo che diventa necessario ridefinire il socialismo, riempire di nuovi obiettivi la parola socialismo, ridare vero significato al termine riformismo, ormai così abusato sia a destra che a sinistra.</p>
<p>Avvertiamo profondi cambiamenti. Questa nuova società si muove con sempre più forza verso una collettività ispirata al modello liberista, nel quale ha spazio principale il ruolo competitivo e di mercato, in contrapposizione ad un modello statalista che riconosceva i diritti, li garantiva e forniva anche i servizi. Quei diritti sociali alla base della costituzione: lavoro, scuola, salute, casa, sono  sempre meno garantiti.</p>
<p>Siamo sempre più soli di fronte a regole dettate dal più forte.</p>
<p>Ci sentiamo oppressi da nuovi gruppi di potere che governano con le regole dei consigli di amministrazione e che hanno come caratteristica principale la mancanza di base democratica.</p>
<p>Una grossa parte di cittadini è stata privata delle garanzie sociali e su di essa ci si è limitati ad interventi occasionali di tipo caritatevole assistenziale che hanno prodotto forti clientele.</p>
<p>Abbiamo assistito ad un sistema protetto che ha agito a tutti i livelli della vita produttiva dal lavoro autonomo alle professioni e che ha creato una serie di corporazioni che hanno danneggiato cittadini e giovani ma soprattutto lo sviluppo e la crescita delle nuove professioni e delle nuove forme di lavoro verso cui avvertiamo quasi una specie di opposizione da parte delle lobby protette per impedirne la crescita.</p>
<p>Si è così creato una società che vive di rendita sulle spalle dei più deboli e di coloro che fanno il loro dovere, una società che vive in sistema composto di tanti sottosistemi che assorbono e sprecano risorse sia umane che finanziarie, accrescendo il debito pubblico e gli sprechi, rendendo buio il futuro dei nostri giovani.</p>
<p>Il senso della politica ci  suggerisce  di guardare alla società per cercare di individuarvi  gli impulsi utili a formare nuove e diverse forme di aggregazione politica indispensabili per costruire poi strutture e partiti.</p>
<p>L’impegno di noi socialisti è quello di richiamare gli uomini ed i partiti della sinistra a combattere con ogni energia un sistema di potere conservatore, immobile.</p>
<p>Dobbiamo ammettere a noi stessi che certe forme esistenti dello stato sociale hanno costruito, specialmente nel mezzogiorno, più sudditanza clientelare che cittadinanze. A noi socialisti la responsabilità della proposta, l’impegno di tradurre in battaglia politica i nuovi bisogni della gente.</p>
<p>Abbiamo necessità di riforme per limitare quelle dimensioni dello stato sociale che hanno nascosto o indebolito lo stato di diritto e che sono il simbolo di false uguaglianze che hanno sacrificato e ridotto il tessuto della legalità.</p>
<p>E’ un grande compito e tocca molti temi intorno ai quali è necessario formare una nuova coscienza civile.</p>
<p>Impegniamoci:</p>
<p>•	per il lavoro flessibile contro le vecchie rigidità.<br />
•	per creare le condizioni e le opportunità affinché nasca una nuova classe di imprenditori e affinché i nuovi laureati attraverso stage, master possano frequentare ambiti che favoriscono contatti con il mondo del lavoro.<br />
•	Perché il sollievo che noi meridionali abbiamo avvertito quando si è pensato allo “Spazio  Europeo della ricerca“ come ad una sorta di mercato unico della conoscenza non rimanga una illusione e si riesca a creare una rete di capaci intermediari in grado di convertire i risultati della ricerca accademica in elementi produttivi per l’industria, in modo da ridurre lo scarto tra la produzione  della conoscenza scientifica e la capacità di trasformarla in innovazione tecnologica.<br />
•	perché le università, la scuola, l’istruzione riacquistino dignità e ruolo centrale di culla della civiltà.<br />
•	Per individuare opportune politiche di integrazione che permettano a  “clandestini” ed “immigrati” di vivere e lavorare alla luce del sole senza nutrire l’economia sommersa, la malavita e l’evasione fiscale contributiva.<br />
•	perchè istituzioni politiche ed organizzazioni sociali non siano costretti solo a proporre soluzioni a breve termine ma possano pensare con grande anticipo a molti problemi ambientali ed energetici e possano affrontarli con prospettive a lungo raggio.<br />
•	per le politiche di welfare, perché siano concepite come azioni integrate in grado di guardare  ai bisogni sociali in un quadro generale di diritti.</p>
<p>Abbiamo bisogno più che mai di dibattito, di contenuti e soprattutto di ridare dignità e prestigio alla figura del politico per affrontare questa difficile e lunga battaglia. Le prospettive di aggregazione devono essere motivati dalla condivisione dei contenuti e non dalle strategie pensate per raggiungere postazione di successo personali.</p>
<p>Ed il percorso di noi “i socialisti” deve essere finalizzato solo a questo. A questa conferenza programmatica si stanno prospettando due strade: quella del futuro Partito democratico che dovrebbe nascere dalle due istanze politico ideologiche del passato; quello dei comunisti sfociati nel riformismo e quello dei popolari ex democristiani e che dovrebbe avere come collante il riformismo socialista e quella della rosa nel pugno che ha dalla sua parte il senso di una prospettiva condivisibile, la necessità che si torni al confronto delle idee ed una forte propensione innovativa sul nuovo ruolo dei partiti.</p>
<p>A proposito del partito democratico ho la sensazione che stia procedendo nel senso inverso a quello usuale che  partendo dalle esigenze della società arrivi ad organizzare un nuovo partito.</p>
<p>Infatti, sembra piuttosto che nasca dalla voglia di ridare fasti e voti a due grandi colossi del passato. Socialisti e popolari offrono quasi sempre soluzioni differenti sui grandi temi dei diritti civili e dell’uguaglianza sociale. E se davvero il partito democratico vuole avere un collante nel riformismo, davvero dubito che possa farlo ignorando il riformismo di matrice socialista.</p>
<p style="text-align: right;">Delly Fabiano<br />
&#8220;I socialisti&#8221;</p>
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		<title>Cari compagni socialisti</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’unità socialista rincorsa, desiderata, fortemente voluta dalla base potrà esistere solo se concentrata su forti contenuti e su un concreto riformismo. Nella cittadella riformista la questione socialista, interna alla sinistra e che solo nella sinistra può trovare soluzione, ha bisogno di essere ridefinita. E’ ora di mettere da parte animosità, vecchi rancori, dissensi e frantumazioni, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’unità socialista rincorsa, desiderata, fortemente voluta dalla base potrà esistere solo se concentrata su forti contenuti e su un concreto riformismo. Nella cittadella riformista la questione socialista, interna alla sinistra e che solo nella sinistra può trovare soluzione, ha bisogno di essere ridefinita.</p>
<p>E’ ora di mettere da parte animosità, vecchi rancori, dissensi e frantumazioni, di smettere di trincerarci dietro tentativi di unità basati solo su accordi elettorali, su tatticismi e giochi politici che spesso camuffano questioni di potere. La gravità del momento, la crisi della politica, la difficoltà in cui versa la società tutta, i disagi della gente comune, ci indicano la necessità di uno spazio socialista protagonista, forte dei suoi contenuti e dei suoi programmi rinnovati lungo il metro delle trasformazioni economiche della società.<br />
E’ tempo di superare i nostri egoismi per riempire di nuovi contenuti la parola socialismo e di ridare vero significato al termine riformismo abusato a destra ed a sinistra. La sinistra ha forte bisogno di un rilancio ideale e gli ideali non si inventano a tavolino ma si creano con le azioni, se nelle file degli altri partiti non si vedono spinte adeguate per iniziare a dirigere questo processo, tocca a noi impegnarci con tutti i nostri sforzi.</p>
<p>Noi, forti della nostra storia, dobbiamo essere protagonisti di un forte rinnovamento, occupare lo spazio del dibattito e quello della proposta, affrontare e portare a soluzione il problema del cambiamento del sistema politico italiano, della sua organizzazione istituzionale e della scelta di un sistema elettorale capace di assicurare stabilità e governabilità e di ridare dignità alla politica.<br />
Individuare e proporre una profonda riforma in grado di superare gli elementi illiberali, cooperativi, conservatori che resistono all’innovazione e che sono presenti all’interno della sinistra ed intraprendere senza indugi e senza riserve la giusta strada per modernizzare il paese.</p>
<p>Superare il grosso squilibrio che si è venuto a formare fra i poteri economici che si muovono senza confini a livello mondiale e quelli politici che invece sono ancora ben stretti nei confini nazionali e che ci comprimono fra un’economia che guarda avanti ed una politica rimasta ferma a molti, molti anni fa. Non possiamo accettare il dominio di questa strana democrazia dell’alternanza nella quale si alternano tra loro sia le classi di governo che quelle dei gruppi di potere e non possiamo accettare che sia i primi che i secondi, attraverso le loro pressioni, determinino i cambiamenti della società. Ci stiamo muovendo sempre più velocemente verso un modello che mette in evidenza il ruolo competitivo e di mercato, e che si contrappone ad un modello statalista che assicura all’individuo il riconoscimento e la garanzia dei propri diritti.</p>
<p>Lo stato garantisce sempre meno quei diritti sociali, lavoro, salute, casa, scuola che sono sempre stati alla base della nostra costituzione.<br />
Questo profondo cambiamento ha di fatto tolto molte protezioni sociali senza però sostituirli con altri strumenti di copertura sociali efficaci, ed ha lasciato sempre di più il singolo individuo solo di fronte ad una società in cui le regole sono dettate dal più forte.<br />
E dal momento che lo stato non è più garante di imparzialità e di garanzie sociali, la società è riuscita ad appropriarsi di spazi che gli erano stati tolti, creando nuovi gruppi di potere la cui caratteristica è la mancanza di base democratica.</p>
<p>Questi gruppi non rispondono a criteri di rappresentanza popolare, ma di forza economica e del potere riflesso dei consigli di amministrazione. E per calmare le coscienze sembra sufficiente donare occasionalmente a quei cittadini che vengono privati di garanzie sociali, qualche contributo  tramite interventi “caritatevoli” di associazioni di volontariato, atteggiamento che ha prodotto e che continua a produrre forti clientele.</p>
<p>Si è così venuta a formare una dittatura della maggioranza sulla minoranza, le conseguenze sono devastanti. Questa società ha bisogno di un socialismo forte e rinnovato, coeso, riformista che parta dai valori di sempre e li riadatti alle esigenze di oggi.<br />
Noi socialisti che abbiamo sempre combattuto per libertà e giustizia sociale e che sappiamo molto bene che non può esistere l’una senza l’altra, dobbiamo lavorare perché a tutti siano assicurate le garanzie istituzionali e politiche della libertà (libertà di opinione, separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, separazione tra stato e religione).</p>
<p>Crediamo nelle politiche egualitarie che credono nell’uguaglianza fra i generi, tra le persone che professano religioni diverse, crediamo che le condizioni economiche di tutti debbano essere tali da potere consentire libertà di parola, di voto senza vincoli imposti dal bisogno. Sono necessari interventi che, senza tornare a politiche statalistiche siano in grado di riequilibrare, nel segno delle pari opportunità (non solo di genere) e dell’equità sociale, il funzionamento del mercato non solo nei confronti dei gruppi economici e finanziari, ma anche verso le vecchie e nuove burocrazie dello stato.</p>
<p>Noi socialisti calabresi, che viviamo nella Calabria descritta da “anno zero”, vittima di soprusi, corrotta, usata, abusata, terreno di attentati ed  omicidi, piagata dalla disoccupazione, dall’inefficienza, dalla “colonizzazione”, abbiamo il dovere di proporre una linea di rinnovamento, una spinta ideale, di ridare dignità alla parola democrazia. A tutti quei giovani, ancora non contagiati da questa rassegnazione che sembra regnare sovrana nel “silenzio devastante“ che alberga in Calabria noi dobbiamo un messaggio di speranza. Questi giovani, protagonisti del domani, la freschezza dei  loro sentimenti, la loro voglia di cambiare le cose, la loro fede in un mondo migliore, possono aiutarci a far nascere,a realizzare, il ”sogno” di una Calabria libera dal bisogno, di una Calabria della libertà, della solidarietà in grado di lasciarsi alle spalle odi, pregiudizi, appetiti.</p>
<p style="text-align: right;">Delly Fabiano<br />
Reggenza regionale “i socialisti”</p>
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		<title>Abstract intervento convegno Praia a Mare</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le grosse potenzialità ambientali, culturali, strutturali che contraddistinguono la nostra regione ed una radiografia oggettiva ed attenta della situazione in cui versano le nostre spiagge, le nostre coste, i nostri villaggi ci convincono che i vizi e gli abusi che hanno spesso caratterizzato il nostro territorio, non sono ancora dimenticati e continuano ad impedire un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le grosse potenzialità ambientali, culturali, strutturali che contraddistinguono la nostra regione ed una radiografia oggettiva ed attenta della situazione in cui versano le nostre spiagge, le nostre coste, i nostri villaggi ci convincono che i vizi e gli abusi che hanno spesso caratterizzato il nostro territorio, non sono ancora dimenticati e continuano ad impedire un serio sviluppo turistico ed una vera ripresa.<br />
Si avverte ora più che prima, l’esigenza, la necessità di costruire una Calabria diversa che,  rispettando appieno le sue tradizioni, si ponga come modello per lo sviluppo delle regioni della periferia sud-orientale dell’UE.</p>
<p>E’ necessario la predisposizione di un piano che definisca bene la valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale della regione e soprattutto la loro flessibilità per consentire anche una maggiore coerenza tra attività produttive e servizi turistici, evitando così la realizzazione di interventi spesso contraddittori.</p>
<p>E’ necessario proporre un modello serio di sviluppo turistico che guardi alla Calabria nella sua globalità.</p>
<p style="text-align: right;">Delly Fabiano</p>
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		<title>Noi cittadini europei su Il Rotary notiziario</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:59:46 +0000</pubDate>
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<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3949' title='Noi cittadini europei su Il Rotary notiziario anno 2006'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Noi-cittadini-europei-su-Il-Rotary-notiziario-anno-2006-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Noi cittadini europei su Il Rotary notiziario anno 2006" /></a>

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		<title>Donne, politica e istituzioni parte 1 su Il Rotary notiziario del Rotary Club Cosenza distretto 2100 2007</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:56:35 +0000</pubDate>
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<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3934' title='Donne, politica e istituzioni parte 1 su Il Rotary notiziario del Rotary Club Cosenza distretto 2100 2007'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-politica-e-istituzioni-parte-1-su-Il-Rotary-notiziario-del-Rotary-Club-Cosenza-distretto-2100-2007-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Donne, politica e istituzioni parte 1 su Il Rotary notiziario del Rotary Club Cosenza distretto 2100 2007" /></a>
<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3935' title='Donne, politica e istituzioni parte 2 su Il Rotary notiziario del Rotary Club Cosenza distretto 2100 2007'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-politica-e-istituzioni-parte-2-su-Il-Rotary-notiziario-del-Rotary-Club-Cosenza-distretto-2100-2007-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Donne, politica e istituzioni parte 2 su Il Rotary notiziario del Rotary Club Cosenza distretto 2100 2007" /></a>

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		<title>Tutte le donne del nuovo PSI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:54:04 +0000</pubDate>
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<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3928' title='Tutte le donne del nuovo PSI'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Tutte-le-donne-del-nuovo-PSI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Tutte le donne del nuovo PSI" /></a>

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		<title>Ricominciare dalla calabria si può</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:53:25 +0000</pubDate>
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<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3924' title='Ricominciare dalla Calabria si può 1'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Ricominciare-dalla-Calabria-si-può-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ricominciare dalla Calabria si può 1" /></a>
<a href='https://www.dellyfabiano.com/?attachment_id=3925' title='Ricominciare dalla Calabria si può 2'><img width="150" height="150" src="http://www.dellyfabiano.com/wp-content/uploads/2012/01/Ricominciare-dalla-Calabria-si-può-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ricominciare dalla Calabria si può 2" /></a>

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		<title>Manifestazione I socialisti del nuovo PSI per Cosenza</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:52:29 +0000</pubDate>
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